Storia
Carlo Alfonso Nallino

L’Istituto per l’Oriente è stato fondato nel marzo del 1921 su impulso di un gruppo di Ambasciatori, alti funzionari dell’Amministrazione e professori universitari di materie orientalistiche per dotare l’Italia di uno strumento di ricerca operativa in riferimento all’area del Vicino e Medio Oriente che stava per avere un assetto diverso dopo la fine della I guerra mondiale.

Dal 1982 ha assunto il nome di uno dei suoi fondatori, Carlo Alfonso Nallino, che attraverso la figlia Maria ha legato la sua biblioteca e un immobile all’Istituto. L’Istituto, Ente morale senza fine di lucro con Decreto del Presidente della Repubblica del 1953, è un'istituzione di diritto privato ma, a causa delle sovvenzioni ricevute dallo Stato italiano, fino al 1995 è stato sotto la tutela del Ministe ro degli Affari Esteri, del Ministero del Tesoro, e fino al 2012, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e il suo bilancio sottoposto al controllo della Corte di Conti.

Le attività editoriali e di ricerca sono proseguite ininterrottamente per 95 anni, rendendo l’Istituto un polo di riferimento e di organizzazione delle ricerche italiane nel settore di sua competenza. A questo riguardo è stato da sempre fondamentale il personale apporto scientifico dei suoi soci, che principalmente afferiscono a Università e Centri di ricerca italiani e stranieri.

L’Istituto ha dal momento della sua creazione pubblicato oltre 200 opere monografiche sul Vicino e Medio Oriente antico e moderno e sull’Africa islamica moderna e contemporanea. Tra esse figurano grammatiche di lingua araba, persiana e turca, crestomazie di lingua araba e un Vocabolario Arabo-Italiano.
Ha stampato circa 700 fascicoli delle sue 6 riviste (di cui 4 di fascia A), integralmente o prevalentemente in lingua inglese, tutte basate sulla double blind peer review, comprendendo anche il semestrale Oriens Antiquus tra il 1962 e il 1998, grazie alla sua sezione del CASAVO (Centro per le Antichità e la Storia dell’Arte del Vicino Oriente).

Tra esse spicca Oriente Moderno che dal 1921 è indispensabile strumento di conoscenza e di studio delle questioni concernenti l’area vicino e medio-orientale, soprattutto islamica.
Dal 2013 viene stampato e distribuito dalla casa editrice nederlandese E.J. Brill di Leida. I suoi articoli sono riassunti o citati dai principali repertori bibliotecari internazionali.

L’Istituto edita, con l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, la Rassegna di Studi Etiopici: unica rivista al mondo che dal 1941 si rivolge agli studi etiopistici.
A tali riviste “storiche”, si affianca dal 2002 Eurasian Studies, dedicata all’area culturale che dai Balcani va all’Asia centrale, inclusi il Mediterraneo orientale, l’Anatolia, il Vicino Oriente e l’Iran dall’inizio dell’Islam alla prima guerra mondiale. È stata edita dal 2002 al 2006 assieme al “The Skilliter Centre for Ottoman Studies”, Newnham College, Cambridge University (UK) e dal 2007 all’Orientalisches Institut der Martin-Luther-Universität Halle-Wittenberg (Germania).
Dal 2016 viene pubblicata e distribuita da E. J. Brill.

Dal 2007 l'IPOCAN pubblica la rivista annuale Quaderni di Studi Arabi n. s. (stampata dal 1983 al 2005 dal Seminario di Letteratura Araba dell’Università di Venezia “Ca’ Foscari”), e dal 2011 pubblica anche ArabLit, rivista di letteratura araba, online open access.

La Biblioteca è aperta al pubblico da lunedì a venerdì dalle ore 9 alle ore 13 e nei pomeriggi di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 15,30 alle ore 18,30. Dispone di oltre 35 mila volumi e di quasi 900 testate di periodici, schedati questi ultimi anche nel sito del Catalogo Italiano dei Periodici ACNP (http://acnp.unibo.it), sì da costituire la più ampia raccolta italiana di testi specialistici storici, politici, socioeconomici e letterari sul Vicino e Medio Oriente moderno e contemporaneo, essenzialmente islamico. Oltre alla Biblioteca sociale sono a disposizione del pubblico l’“Archivio Carlo Alfonso e Maria Nallino” (islamistica) ‒ di quasi 6.000 volumi, in corso di catalogazione SBN (www.sbn.it) ‒ il “Fondo turcologico Ettore Rossi” (3000 volumi circa), l’“Archivio Angelo Sammarco” (sul Canale di Suez) e il “Fondo librario sull’Indonesia Luigi Santa Maria”.

Dal 1978 l’Archivio C. A. Nallino, e dal 2004 il Fondo Sammarco e le Carte Ettore Rossi, sono stati dichiarati “d’interesse nazionale” dalla Sovrintendenza archivistica per il Lazio.

Presso l’Istituto si tengono ogni anno, fin dalla sua fondazione, corsi di lingua araba, affiancati dagli anni Sessanta da corsi di lingua turca e, dal 2004, da corsi di lingua persiana (farsi) e di cultura islamica. Ha organizzato inoltre, dietro specifica richiesta, corsi per la P.A. (Presidenza del Consiglio, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dell’Interno).
In 95 anni, l’IPOCAN ha dato vita ‒ da solo o con altre istituzioni (MAE, Università di Roma-La Sapienza, Ca’ Foscari di Venezia, Palermo, Istituto Universitario Orientale di Napoli, Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo di Spoleto, Arma dei Carabinieri, Regione Umbria, Caritas) ‒ conferenze, convegni, tavole rotonde, seminari, pubblicazione e presentazioni di libri, corsi per la formazione di intermediatori linguistici e culturali.
Dal 1976 ha a vario titolo collaborato con: Università di Roma-Tor Vergata ‒ Università di Palermo ‒ Università di Roma-La Sapienza ‒ CNR (Progetto strategico «Il “sistema” Mediterraneo: radici storiche e culturali, specificità nazionali») ‒ “The Skilliter Centre for Ottoman Studies”, Cambridge University ‒ Orientalisches Institut der Martin-Luther Universität Halle-Wittenberg ‒ Universidad de Alicante ‒ Sapienza-Università di Roma ‒ Università di Pisa (collana Mediterranea) ‒ Istituto Universitario Orientale di Napoli (cofinanziamento MURST 1998) ‒ Centro per gli studi sul mondo islamico contemporaneo e l’Africa dell’Università di Catania ‒ Unità di Analisi e Programmazione del Ministero degli Esteri (fascicolo OM sull’Uzbekistan) ‒ Università di Perugia ‒ “Centro studi e ricerche IDOS” della Caritas ‒ Università di Venezia “Ca’ Foscari” ‒ CNRS (Paris, «Monde Iranien») ‒ Fondazione Max van Berchem (Ginevra) ‒ Bumiller Foundation (Universität Bamberg) ‒ Zentrum Moderner Orient (Berlino) ‒ Institut Français d’Etudes Anatoliennes Georges Dumezil (Istanbul) ‒ Centre Jacques Berque dell’Ambasciata di Francia in Marocco ‒ Orientalisches Institut der Martin-Luther Universität Halle-Wittenberg ‒ “King Abdulaziz Foundation for Research and Archives” (Riyad, Arabia Saudita) ‒ CNRS Paris IV, Paris I (UMR 8167) ‒ Collège de France ‒ École Pratique des Hautes Études ‒ The Hebrew University of Jerusalem/The Institute of Asian and African Studies ‒ “Abu Dhabi Authority for Culture and Heritage”/“Kalima Project” ‒ Bar-Ilan University/ “The Dr. Naim Dangoor Interdisciplinary Program for Universal Monotheism” (Tel Aviv, Israele) ‒ “The Emirates Center for Strategical Studies and Research” (Emirati Arabi Uniti)/Progetto “With United Strenght”. E.J. Brill di Leyde (The Netherlands).

La legge 296/2006 ha ammesso l’Istituto tra i soggetti intestatari del diritto di percepire il 5 x 1000. Basta firmare nel primo riquadro a sinistra “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale delle associazioni di promozione sociale, ecc.”. Riportare quindi, sotto la propria firma, il nostro codice fiscale: 00815280581

Chi è interessato a ricevere ulteriori informazioni sulle attività dell’Istituto può scrivere per e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.